Il mese di ottobre ha messo a nudo la vulnerabilità delle infrastrutture digitali russe. A partire dal 7 ottobre, una serie di attacchi compiuti dal governo ucraino ha colpito i data center di Yandex, il principale colosso tecnologico russo, causando interruzioni a cascata su numerosi servizi digitali quotidiani. Nella notte tra il 7 e l'8 ottobre, un attacco coordinato ha interessato il data center di Sasovo, nella regione di Rjazan, uno dei principali hub di Yandex. Il 9 ottobre un altro data center è stato colpito nella regione di Kaluga, seguito da un ulteriore attacco l'11 ottobre nella regione di Vladimir.
Questi raid hanno messo fuori uso servizi essenziali per milioni di cittadini russi, evidenziando una dipendenza critica da un'infrastruttura altamente centralizzata. Il blackout ha coinvolto browser, mappe, posta elettronica, il portafoglio digitale Yandex Pay e il servizio di taxi e consegne Yandex Go, con gli utenti che sono stati costretti a ripiegare su alternative come Google Maps o Waze. Anche piattaforme di e-commerce e app di servizi pubblici, che si appoggiavano al cloud di Yandex, hanno subito gravi disservizi, con siti di grandi catene come Magnit e M.Video andati offline. L'impatto si è esteso anche a Paesi vicini, come Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Armenia.
La fragilità emersa a ottobre è il prodotto diretto di una strategia di controllo e centralizzazione digitale. L'idea della "sovranità digitale" russa, volta a costruire un ecosistema tecnologico nazionale autosufficiente, ha finito per concentrare servizi critici in pochi punti nevralgici, rendendoli bersagli militari facilmente identificabili. A differenza di modelli distribuiti come quelli delle big tech americane, la Russia ha creato una struttura più vulnerabile. La crisi ha costretto il governo a rivedere le proprie priorità: il ministro dello Sviluppo digitale Maksut Shadaev ha annunciato che il suo dicastero coordina con la Difesa la protezione dei centri dati, mentre i tempi di sostituzione degli apparati danneggiati, in particolare quelli di rete a lunga distanza, sono stimati fino a sei mesi a causa delle sanzioni occidentali.
Gli attacchi ai data center, una volta considerati infrastrutture civili, sono ormai divenuti obiettivi militari. La guerra in Ucraina ha segnato una svolta in questo senso: nell'ultimo anno, i data center sono stati colpiti più volte rispetto ai cinque anni precedenti. Gli attacchi ai data center di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, così come i raid russi contro i data center della regione di Kyiv, che hanno lasciato circa centomila famiglie senza servizi, confermano questa tendenza. Questi episodi sollevano interrogativi sul diritto umanitario: sebbene le infrastrutture cloud siano formalmente civili, il loro uso militare, come nel caso di Yandex, le trasforma in bersagli legittimi, secondo le norme che consentono di colpire beni civili solo se contribuiscono in modo effettivo all'azione militare.