L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una realtà che sta già trasformando il mondo del lavoro, la produzione e i sistemi di welfare. Tuttavia, affinché questa trasformazione produca benefici concreti per le persone e per la collettività, è necessario che le istituzioni siano in grado di governarne gli effetti, anziché subirli.
È questo il messaggio emerso durante il seminario internazionale organizzato dall’INPS in collaborazione con ISSA (Associazione internazionale della sicurezza sociale), che si è svolto a Roma e ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni internazionali e del mondo della ricerca per confrontarsi sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale in ambito produttivo, formativo e sociale.
Ad aprire i lavori, il Direttore generale dell’INPS Valeria Vittimberga, che ha posto l’attenzione su un tema centrale: l’aumento della produttività generato dall’intelligenza artificiale non coincide automaticamente con un miglioramento del benessere sociale.
«Se l’intelligenza artificiale cambia profondamente il modo in cui la ricchezza viene prodotta, dobbiamo chiederci anche se siano ancora adeguati i meccanismi attraverso i quali quella ricchezza viene distribuita e contribuisce al benessere collettivo», ha affermato Vittimberga.
Secondo il Direttore generale dell’INPS, il vero nodo riguarda la capacità di tradurre gli incrementi di produttività in crescita reale per il sistema economico e sociale. In questo contesto, assumono un ruolo strategico tanto la formazione permanente quanto la qualità dell’occupazione: due fattori che, se trascurati, rischiano di ampliare le disuguaglianze anziché ridurle.
La riflessione si inserisce in un contesto più ampio, nel quale le trasformazioni tecnologiche stanno ridefinendo non solo i processi produttivi, ma anche le basi su cui si fondano i sistemi di welfare. Da qui la necessità di interrogarsi su come redistribuire in modo equo la ricchezza generata dalle nuove tecnologie, senza dare per scontato che il solo sviluppo tecnologico sia sufficiente a produrre progresso sociale.
Sullo stesso tema è intervenuta anche il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone, che ha richiamato l’importanza dell’approccio europeo alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, basato sulla tutela della dignità umana e dei diritti fondamentali.
Nel suo intervento, Calderone ha sottolineato come la vera sfida non sia chiedersi se il lavoro cambierà, ma comprendere se le istituzioni saranno in grado di governare il cambiamento. «La domanda non è se cambierà il lavoro, ma se sapremo governare il cambiamento o ne saremo travolti», ha dichiarato il Ministro.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema della formazione. Calderone ha evidenziato come l’intelligenza artificiale renda necessaria una revisione profonda dei percorsi formativi, che non possono più limitarsi a preparare individui per una singola professione, ma devono accompagnarli lungo tutto l’arco della vita lavorativa, favorendo l’adattamento continuo delle competenze.
In questo quadro, il Ministro ha ribadito il valore del modello europeo, che pone al centro la persona e i diritti, e ha indicato nella formazione permanente uno degli strumenti principali per garantire ai lavoratori la possibilità di affrontare il cambiamento tecnologico senza subirne le conseguenze.
Calderone ha inoltre sottolineato la necessità di garantire continuità ai diritti previdenziali e alle protezioni sociali durante i cambiamenti professionali, evitando che le transizioni lavorative si traducano in periodi di vulnerabilità.
A partire da queste premesse, il Ministro ha indicato tre priorità per il futuro: sviluppare le competenze necessarie per affrontare i cambiamenti legati all’intelligenza artificiale, creare un’infrastruttura permanente per la formazione e, infine, rafforzare la capacità delle istituzioni di anticipare i cambiamenti occupazionali attraverso l’analisi dei dati.
In quest’ultima prospettiva si inserisce la proposta di collegare l’Osservatorio sull’intelligenza artificiale nel lavoro alle informazioni disponibili presso l’INPS, con l’obiettivo di creare un sistema di allerta precoce capace di individuare tempestivamente le necessità di interventi di formazione e sostegno.
«La tecnologia deve restare al servizio della persona», ha concluso Calderone, richiamando come criterio fondamentale il rispetto della dignità umana e dei diritti. Una posizione che trova fondamento anche nei princìpi europei, tra cui la Carta di Nizza, che pone al primo posto la tutela della dignità.
Nel corso del suo intervento, Calderone ha inoltre richiamato il tema del lavoro povero e delle persone che, pur lavorando, vivono in condizioni di povertà. «Sono quegli undici a dirci dove deve concentrarsi l’azione pubblica», ha affermato, ricollegando la riflessione sul lavoro dignitoso alla necessità di garantire non solo occupazione, ma anche condizioni di vita adeguate.