La lunga vertenza Electrolux si chiude con un accordo raggiunto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), al termine di due giorni di trattativa. Come riporta ANSA, l’intesa prevede una significativa riduzione degli esuberi e il rilancio degli investimenti da parte dell’azienda.

Secondo quanto riferito dalla segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore elettrodomestico, Barbara Tibaldi, gli esuberi scendono da 1.700 a 918. Nel dettaglio, sono previste 390 uscite volontarie incentivate tra gli operai di produzione, 16 tra gli operai di ricerca e sviluppo e 512 tra gli impiegati. Per eventuali uscite superiori ai numeri concordati è previsto il turn over, con priorità ai lavoratori con contratti precari.

Electrolux ha inoltre aumentato gli investimenti da 90 a 100 milioni di euro, con il 72% destinato al prodotto e il 28% al processo. Nello stabilimento di Porcia è stata confermata la produzione di 140.000 lavasciuga, mantenendo anche la produzione dei modelli attuali di lavatrici. Il Governo si è impegnato a rifinanziare i contratti di espansione, per favorire nuove assunzioni e potenziare il ricambio generazionale.

Per il sito di Cerreto D’Esi, l’intesa garantisce la continuità produttiva fino alla definizione di un piano di reindustrializzazione, che sarà monitorato ogni 3 mesi con un tavolo dedicato al Mimit. È previsto anche il monitoraggio costante dell’andamento degli impegni presi e degli organici nei singoli siti.

I sindacati sottolineano che l’accordo è solo un primo passo. Il segretario generale Fiom-Cgil, Samuele Lodi, ha dichiarato che la lotta dei lavoratori è stata determinante per il risultato ottenuto, ma ha evidenziato la necessità di politiche industriali a livello nazionale ed europeo per sostenere il settore.

Soddisfazione anche dal Governo. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definito l’intesa “un accordo che tutela i lavoratori e salvaguarda tutti gli stabilimenti di Electrolux in Italia”. Urso ha sottolineato che difendere il lavoro significa creare le condizioni perché le imprese continuino a produrre e investire nel Paese.

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