Accordo raggiunto nella notte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Electrolux, al termine di una lunga trattativa iniziata nel pomeriggio di ieri e conclusasi alle prime ore del mattino. L’intesa, sottoscritta tra la multinazionale svedese e i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm, riduce drasticamente gli esuberi annunciati a maggio 2026 e garantisce un percorso di continuità produttiva per tutti gli stabilimenti italiani del gruppo.
Secondo quanto riportato da RaiNews, i lavoratori coinvolti nel piano industriale approvato in via definitiva saranno informati nei prossimi giorni e chiamati a votare l’accordo nelle assemblee fissate per il 9 e 10 novembre. L’intesa è stata sottoscritta presso il ministero guidato da Adolfo Urso, alla presenza del ministro e del sottosegretario Fausta Bergamotto.
La riduzione degli esuberi: uscita volontaria per 918 lavoratori
Il nodo principale della vertenza riguardava i 1.719 esuberi annunciati lo scorso maggio. Grazie alla trattativa, il numero è stato ridotto a 918 lavoratori, tutti operai e impiegati che usciranno volontariamente dall’azienda nel corso dei prossimi tre anni, suddivisi in 406 operai e 512 impiegati, secondo La Repubblica.
Per favorire le uscite volontarie, l’accordo prevede incentivi fino a 95.000 euro, commisurati all’anzianità di servizio. L’azienda ha inoltre confermato la riduzione della produzione in Italia da 3,6 a 3,2 milioni di pezzi all’anno, impegno già previsto nel piano industriale 2027-2029 che stimava investimenti per oltre 100 milioni di euro.
Il destino degli stabilimenti: Cerreto d’Esi e Porcia
Particolare attenzione è stata riservata allo stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, destinato alla chiusura. L’impianto non verrà dismesso immediatamente: l’accordo garantisce la continuità produttiva attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali fino all’individuazione di un investitore, con l’obiettivo di mantenere l’attività nel settore degli elettrodomestici. Sono 149 gli occupati nello stabilimento marchigiano, che potranno scegliere tra il trasferimento in un altro sito produttivo, l’uscita incentivata o la ricollocazione presso un eventuale nuovo investitore.
A Porcia, in provincia di Pordenone, l’accordo ha evitato il rischio di chiusura, garantendo circa il 70% della produzione di lavasciuga, con una quota restante del 30% destinata allo stabilimento ungherese di Jaszbereny, come riporta Il Fatto Quotidiano.
Le reazioni delle parti sociali e del Governo
Il ministro Adolfo Urso ha espresso soddisfazione per l’intesa, definendola una soluzione che tutela i lavoratori e salvaguarda tutti gli stabilimenti italiani del gruppo. “Abbiamo raggiunto l’obiettivo, un accordo che tutela i lavoratori e salvaguarda tutti gli stabilimenti di Electrolux in Italia”, ha dichiarato il ministro.
Fim, Fiom e Uilm hanno rimarcato l’importanza della mobilitazione dei lavoratori, sottolineando che la riduzione degli esuberi da 1.719 a 918 rappresenta un risultato significativo. La Fiom, attraverso il segretario nazionale Samuele Lodi e la segretaria generale Barbara Tibaldi, ha evidenziato come la lotta dei lavoratori abbia contribuito a salvaguardare l’occupazione nei cinque stabilimenti coinvolti: Cerreto d’Esi, Porcia, Forlì, Susegana e Solaro.
La Uilm, per voce del segretario nazionale Davide Sperti e del segretario generale Gianluca Ficco, ha invitato il Governo a proseguire il confronto con Electrolux per consolidare la presenza industriale in Italia e salvaguardare l’occupazione. “Dobbiamo utilizzare le garanzie triennali ottenute non solo per consolidare la presenza di Electrolux in Italia, ma anche per rilanciare il sito di Cerreto d’Esi e, più in generale, per rafforzare il sistema industriale del nostro Paese”, hanno dichiarato i sindacalisti.
La vertenza Electrolux si chiude dunque con un accordo che ridimensiona il piano iniziale di 1.700 esuberi, rafforza le garanzie per i lavoratori e conferma la necessità di politiche industriali per il settore degli elettrodomestici a livello nazionale ed europeo.