Per la prima volta, forse, il mercato dell’intelligenza artificiale mostra un numero che conta davvero: quanto vale. Non soltanto in termini di capitale raccolto, valutazioni o entusiasmo, ma di contributo concreto ai ricavi di chi produce tecnologia e di chi la utilizza.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, Microsoft ha registrato 10 miliardi di dollari di ricavi trimestrali riconducibili a OpenAI nel periodo luglio-settembre 2026. Nel precedente esercizio, gli accordi con l’organizzazione avevano portato 24,1 miliardi di dollari, dimostrando una crescita significativa del peso della partnership sui risultati del gruppo.

Nello stesso contesto, Santander ha attribuito 194 milioni di euro di valore generato in nove mesi alle iniziative legate a dati e intelligenza artificiale, una cifra ancora contenuta rispetto alle dimensioni dell’istituto ma indicativa della crescente attenzione verso la misurazione del ritorno economico degli investimenti tecnologici.

Dal “tutti usano l’AI” a “quanto vale davvero”

Per anni l’adozione dell’intelligenza artificiale è stata raccontata soprattutto attraverso metriche indirette: diffusione degli strumenti, numero di utenti, quantità di applicazioni integrate e, naturalmente, capitali raccolti dalle aziende del settore. Oggi il mercato sembra entrare in una fase diversa.

La domanda non è più soltanto quale modello adottare o quanti collaboratori lo usino, ma quale valore economico produca l’intelligenza artificiale e a fronte di quali costi. In altre parole, si passa dall’adozione alla resa.

Non è un cambiamento solo narrativo. Anche dal lato dell’offerta emergono strumenti pensati per collegare più direttamente spesa, attività e risultati. Anthropic ha introdotto strumenti che permettono di misurare e collegare spesa, attività e risultati. Una direzione che potrebbe rendere il mercato meno dipendente dall’entusiasmo e più legato ai bilanci.

Microsoft: 10 miliardi su 92,3 e il ruolo di Azure

Nel trimestre, Microsoft ha registrato 92,3 miliardi di dollari di ricavi complessivi. I 10 miliardi riconducibili a OpenAI rappresentano quindi una quota superiore all’11% del totale. Un peso non marginale, considerando che riguarda principalmente una partnership specifica e non l’intero perimetro delle attività del gruppo.

Azure resta il motore principale della crescita: 33,2 miliardi di dollari con un incremento del 48%. Il cloud continua quindi a rappresentare la componente più dinamica del gruppo. Microsoft Cloud nel suo complesso ha raggiunto 63,9 miliardi di dollari, in crescita del 30%.

Resta da capire quanto dei 10 miliardi attribuiti a OpenAI derivi direttamente dal consumo di infrastruttura Azure e quanto dalla condivisione dei ricavi generati dai prodotti OpenAI. La partnership tra le due organizzazioni è infatti una delle più complesse del settore: OpenAI è partecipata, cliente, partner e in alcuni casi concorrente di Microsoft.

Perché questo numero conta

Il valore attribuito a OpenAI non rappresenta soltanto un risultato commerciale. Segna il passaggio a una fase in cui l’intelligenza artificiale viene valutata non più sulla base del potenziale, ma della capacità di produrre ricavi.

È una distinzione importante soprattutto per le imprese. Se una tecnologia non produce valore misurabile, rischia di trasformarsi in costo aggiuntivo.

Il numero, quindi, non racconta soltanto la crescita di OpenAI o di Microsoft. Indica una maturazione del mercato: il primo vero ciclo dell’intelligenza artificiale non si misurerà dal numero di modelli adottati, ma dalla capacità delle aziende di trasformarli in valore economico.

Perché se una tecnologia non produce valore misurabile, rischia di trasformarsi in costo aggiuntivo.

Il numero, quindi, non racconta soltanto la crescita di OpenAI o di Microsoft. Indica una maturazione del mercato: il primo vero ciclo dell’intelligenza artificiale non si misurerà dal numero di modelli adottati, ma dalla capacità delle aziende di trasformarli in valore economico.

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